Quando una storia trova finalmente chi la ascolta – Raoul Bonfiglioli

Questa storia nasce da un’emozione e da un desiderio.
Tutto è iniziato quando per puro caso mi sono imbattuta in un documentario sull’affondamento dell’Andrea Doria, un transatlantico civile speronato da una nave svedese nel 1956, evento in cui perirono 52 persone.
Mentre guardavo e ascoltavo la dettagliata storia di quella nave, ho sentito una forte emozione e il desiderio di sciogliere un nodo antico: la morte di mio nonno materno, avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale.
Sapevo che il nonno Raoul era capo macchinista in una nave, silurata dagli inglesi nel 1942, e che era perito a seguito delle ustioni. Il mare era stato la sua tomba e a ricordarlo erano rimaste solo alcune fotografie, momenti felici di gioventù di lui e mia nonna, cartoline con suoi ritratti dedicati “al mio amore Bruna”, altre in uniforme da sottufficiale di marina e una medaglia al valore. Conservo poi una bellissima cameretta in miniatura in legno che il nonno aveva fatto per mia madre e sua sorella, le sue amate bambine. Quando morì, avevano solo 5 e 6 anni.
La storia dell’affondamento dell’Andrea Doria aveva risvegliato in me antiche memorie, racconti sentiti fin da quando ero piccolissima sul nonno morto in guerra. Avvertivo l’urgenza, il bisogno profondo di saperne di più, di capire, di testimoniare. Non era certo la prima volta ma negli anni, nonostante le ricerche su internet, non ero mai approdata a nulla.
Stavolta, quasi guidata da una volontà superiore, mi sono imbattuta in un diario pubblicato sul sito “la voce del marinaio” in cui un capo cannoniere artificiere sopravvissuto, Francesco Caccavale, imbarcato sulla stessa nave di mio nonno, raccontava la sua terribile esperienza vissuta a seguito dell’affondamento della Regia Nave Diana in modo molto vivido ed emozionante, essendo stato scritto in prossimità dell’evento. Non solo: addirittura era riuscito a salire a nuoto nella stessa scialuppa di salvataggio in cui si trovava mio nonno, gravemente ferito!
Leggere gli ultimi dolorosi istanti di vita del mio caro nonno, affrontati con coraggio e dignità, è stato per me un insieme di emozioni sconvolgenti. Ho pianto a lungo, soffrendo la sua agonia come se fossi lì assieme a lui, ma anche finalmente sollevata perché qualcuno gli era stato vicino fino all’ultimo istante, pregando per lui e per sua moglie e le sue figlie come un vero e proprio funerale nel momento in cui il suo corpo veniva infine affidato al mare.
A rendere tutto ancora più sorprendente, sono state due sincronicità che non posso ignorare e che mi hanno molto colpita. Il diario di Francesco Caccavale reca la data del 3 agosto 1942 e l’articolo sul sito contenente il diario è stato pubblicato il 3 agosto 2025.
Il 2 agosto è il compleanno del primo pronipote di mio nonno, figlio di mio fratello. Il 4 agosto è il compleanno del mio primogenito. I suoi due primi pronipoti diretti, nati a un giorno di distanza dalla data in cui la sua storia è stata scritta ed è tornata alla luce!
Non so spiegare razionalmente questo intreccio di date, ma so che il cuore lo riconosce. Come se il tempo, per un istante, si fosse piegato su sé stesso, permettendo a una memoria dimenticata di tornare a casa, proprio attraverso le generazioni che ne portano il sangue.
Una gratitudine che va oltre le parole
Per questo ringrazio dal profondo del cuore la signora Maria Caccavale, figlia di Francesco Caccavale, e il signor Ezio Vinciguerra, che ha pubblicato il diario nel suo sito. Quelle pagine così potenti e dolorose hanno restituito dignità, voce e presenza a uomini che la guerra aveva inghiottito nel silenzio.
Per me, e per la mia famiglia, quelle parole hanno significato pace.
La pace di sapere.
La pace di poter finalmente dire a mio nonno: ti abbiamo visto, non eri solo.
E forse — lo sento profondamente — quando una storia viene riconosciuta, anche chi l’ha vissuta può finalmente trovare pace.
Un commento
Pancrazio "Ezio" Vinciguerra
Buongiorno signora Chiara,
è un bel ricordo che tocca le corde dell’anima.
Molti di loro non fecero rientro, e molti al rientro subirono l’orrido ricordo devastante di una guerra iniziata male e terminata peggio.
Adesso riposano tutti in pace nell’infinito mare della Misericordia Divina, come suo nonno Raoul.
Lode e onore a tutti loro che fecero il proprio dovere, alcuni fino all’estremo sacrificio.
Grazie del commovente ricordo.